5.4 La gestione integrata delle coste

Le zone costiere si caratterizzano per la loro notevole dinamicità sia per quanto riguarda il trasferimento di materia, energia ed organismi tra sistemi marino e terrestre, sia per quanto riguarda i processi fisici e le forze coinvolte. Su di esse coesistono diversi usi e diverse pressioni, che possono alterare queste dinamiche, modificando gli equilibri dai quali le risorse costiere dipendono. La facilità di movimento, di trasporto e di scambi di merci e l'elevata disponibilità di alimenti forniti dal mare e dalle acque costiere hanno favorito nel corso della storia gli insediamenti delle popolazioni lungo le coste, che sono divenute così importanti poli per lo sviluppo delle civiltà.

In un recente passato si è diffuso notevolmente anche l'uso delle coste e del mare ai fini ricreativi. Il settore del turismo rappresenta oggi l'attività più importante in gran parte delle coste europee. Il diffondersi sempre più di attività di sfruttamento "off-shore" portano a situazioni di saturazione, che si traducono spesso in frequenti conflitti tra i vari usi. L'eccessivo sfruttamento delle zone costiere e del mare può arrivare a livelli di irreversibilità. L’importanza strategica delle zone costiere per le società moderne è cresciuta enormemente in ragione di tutte le funzioni che progressivamente sono andate ad esercitare innescando meccanismi di sviluppo socio-economico continuo. Le zone costiere svolgono una gamma di funzioni ampia e articolata che va a soddisfare esigenze economiche, residenziali, alimentari, di trasporto e ricreative di coloro che vi risiedono, ma anche di coloro che abitano nell’entroterra e che in modo diretto o indiretto fanno uso delle risorse costiere. Usi diretti (turismo e usi ricreativi, pesca e acquacoltura, produzione agricola, diporto nautico e porti turistici, trasporti marittimi e intermodali e connesse infrastrutture, sfruttamento di giacimenti petroliferi e minerari, conservazione) ed usi indiretti (scarichi urbani ed industriali) rendono l’idea degli interessi enormi (economici, sociali ed ambientali) e delle pressioni a cui è sottoposta questa fascia ristretta di territorio costiero e marino.

Le zone costiere svolgono quindi un ruolo strategico nel soddisfare le esigenze e le aspirazioni attuali e future della popolazione ma vanno incontro a gravi problemi biofisici quali l’erosione costiera diffusa, la distruzione degli habitat, la perdita della biodiversità, il progressivo degrado delle risorse, la contaminazione del suolo e delle risorse idriche, per queste ultime i problemi possono essere sia di ordine qualitativo che quantitativo. A questi impatti possono seguire gravi difficoltà socioeconomiche e culturali (problemi antropici). La soluzione ai vari problemi va ricercata attraverso una gestione sostenibile delle zone costiere.

 

 

 

La Commissione Europea ha ritenuto indispensabile già dal 2000 introdurre una politica coordinata per le regioni costiere chiarendo il significato di Gestione Integrata delle Zone Costiere:
“La gestione integrata delle zone costiere (GIZC) è un processo dinamico, interdisciplinare e iterativo inteso a promuovere l’assetto sostenibile delle zone costiere”. Essa copre l’intero ciclo di raccolta di informazioni, pianificazione, assunzione di decisioni, gestione e monitoraggio dell’attuazione. La gestione integrata delle zone costiere si avvale della collaborazione e della partecipazione informata di tutte le parti interessate al fine di valutare gli obiettivi della società in una determinata zona costiera, nonché le azioni necessarie a perseguire tali obiettivi. La gestione integrata delle zone costiere intende perseguire l'equilibrio, sul lungo periodo, fra obiettivi di carattere ambientale, economico, sociale, culturale e ricreativo nei limiti imposti dalle dinamiche naturali. Il termine "integrato" fa riferimento sia all’integrazione degli obiettivi, sia a quella dei molteplici strumenti necessari per raggiungerli. Esso implica l’integrazione di tutte le politiche collegate dei diversi settori coinvolti e dell’amministrazione a tutti i suoi livelli, nonché l'integrazione nel tempo e nello spazio delle componenti terrestri e marine del territorio interessato.”

La GIZC ha lo scopo di unificare tutte le politiche connesse alla pianificazione e gestione delle zone costiere coinvolgendo tutti gli attori interessati in un processo di tipo dinamico. Con la GIZC non ci si propone quindi una semplice gestione di tutela ambientale fine a se stessa, ma tale tutela è contestuale ed integrata nei processi socioeconomici di sviluppo.

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Gestione Integrata delle Zone Costiere

Ambiente

2.1 La biodiversità

Il Mar Adriatico che bagna la costa dell’Emilia-Romagna è una porzione  biologicamente viva e attivissima. La biodiversità che lo contraddistingue, rispetto ad altre aree marine di tutto il mondo, è dovuta ai bassi fondali sabbiosi e ai fiumi che vi sfociano che portano limo e un’infinità di sostanze nutritive ideali per gli organismi marini che qui trovano un habitat riproduttivo ottimale.
In Alto Adriatico, negli ultimi cinquanta anni, al tipico ambiente con fondale sabbioso, si è sovrapposta una variabile del tutto artificiale rappresentata dalle barriere frangionda, opere portuali e piattaforme di estrazione metanifera, che sono state colonizzate da specie tipiche degli ambienti rocciosi, originariamente non presenti in quest’area.
L’alto Adriatico è un paradiso di biodiversità e uno dei mari più pescosi al mondo: ospita il 49% di tutte le specie del Mediterraneo e produce il 50% della pesca italiana. Nelle sue acque si ritrova la straordinaria presenza di organismi di ogni genere: non solo sogliole, triglie, naselli, canocchie, seppie, mitili e mille altri pesci, ma lasciando la riva è frequente imbattersi in tonni, delfini, tartarughe e pesci luna, grandi animali che popolano le vivissime acque adriatiche.
Scopriamo insieme le risorse del nostro mare.

 

1.3 Le aree protette

Il Parco Delta del Po - Emilia Romagna

Il Parco del Delta del Po dell’Emilia-Romagna è stato istituito nel 1988 con apposita Legge Regionale (L.R. 27/88) e fa parte del sistema delle aree protette dell'Emilia-Romagna. Il Parco racchiude al proprio interno la più vasta estensione italiana di zone umide protette, con una superficie di 54.000 ettari. Nel territorio sono presenti 11 Zone Umide di Importanza Internazionale (Convenzione di Ramsar, Iran 1971), 18 Siti di Interesse Comunitario (SIC) e 17 Zone di Protezione Speciale (ZPS) per la conservazione degli uccelli, nonché importantissime e stupende testimonianze di arte e cultura.
Il Parco è articolato in sei "Stazioni" che si sviluppano intorno alla porzione meridionale del Delta del Po, lungo la costa ferrarese e ravennate e nei pressi di Argenta:

  • Volano – Mesola – Goro
  • Centro Storico di Comacchio
  • Valli di Comacchio
  • Pineta San Vitale e Pialasse di Ravenna
  • Pineta di Classe e Saline di Cervia
  • Campotto di Argenta

Per tutte le stazioni il denominatore comune è l’acqua, che a vari gradi di salinità, ha determinato l’origine di splendidi ambienti naturali. E accanto all’acqua si sono sviluppate nei secoli tutte le attività dell’uomo legate alla pesca, alla maricoltura, all’agricoltura, alla tradizione, alla cultura e all’arte.
Dal punto di vista naturalistico, l’elevata diversità degli habitat determina un’ampia varietà di associazioni floristiche e un elevato numero di specie. Rilevante è la straordinaria presenza di uccelli, con oltre 300 specie fra nidificanti, svernanti o di passaggio, tale da rendere il Parco la più importante area ornitologica italiana e una delle più rilevanti d’Europa.
Nelle acque dolci, salmastre e salate si contano oltre 50 specie di pesci, di cui l’emblema è certamente l’anguilla (Anguilla anguilla).

 

 

Relitto della piattaforma Paguro

Sul fondale marino, a circa 20 km dalla costa di Ravenna, giace il relitto della Piattaforma Paguro, costruita nel 1962-63.
Il relitto della piattaforma Paguro è ciò che resta di una piattaforma di estrazione del metano affondata il 29 settembre del 1965, a largo della costa di Ravenna, a seguito di una violenta esplosione. Le strutture della piattaforma, collassate sul fondo marino, sono diventate un substrato adatto all'insediamento di diversi organismi, dando origine ad un importante aumento della flora e della fauna marina tale da definire il Paguro un “reef” dell’Adriatico. Fra i suoi resti vivono molti invertebrati mobili come Echinodermi e Ofiuroidi (stelle marine). I pesci presenti sono quelli tipici dei fondali rocciosi, difficilmente riscontrabili in altre parti dell'Adriatico nord-occidentale: corvine, occhiate, mormore, scorfani neri, spigole e gronghi; e fra i crostacei si segnala l'astice, la cicala di mare e alcune varietà di granchi. Anche sul fondale fangoso, attorno al relitto, vive una ricca fauna bentonica, unica nel suo genere.
Questa sua unicità ha fatto dichiarare nel 1995 il relitto “Zona di Tutela Biologica”. Nel 2010, la ZTB del Paguro diviene anche il primo Sito di Importanza Comunitaria (SIC) marino in Italia, compiendo un importante salto di qualità sotto il profilo della tutela e della valorizzazione del nostro mare.

 

1.2 Gli ambienti

L'ambiente marino

I fondi marini antistanti l’Emilia-Romagna sono sabbioso-fangosi e digradano dolcemente, fino a raggiungere una profondità di 25/30 metri a una distanza di 12 miglia nautiche dalla costa.
Le acque dell’alto Adriatico presentano complesse caratteristiche statiche e dinamiche, spesso non di semplice interpretazione.
Tra queste, la temperatura dell’acqua rappresenta un fattore importante, in grado di condizionare la vita e le reazioni chimiche che avvengono nell’ecosistema. Lungo la fascia costiera dell’Emilia Romagna questo parametro subisce fortissime variazioni facendo registrare  le massime escursioni dell’intero Mediterraneo: durante il periodo invernale la temperatura si abbassa fino a raggiungere valori minimi prossimi a 7 °C; nel periodo estivo i massimi valori di temperatura superficiale possono invece  toccare i 30°C.
I numerosi fiumi alpini e il fiume Po apportano ogni giorno grandi volumi di acqua dolce, sedimenti e composti organici: ciò ha una grande influenza sulla salinità, che risulta minore rispetto ad altre zone, sul pH, sull’ossigeno disciolto, sulla trasparenza  e sul contenuto di clorofilla (indice di livello trofico).
Da tutte queste influenze specifiche deriva la caratteristica eutrofia delle acque costiere: che ospitano una peculiare flora e sono abbondante pascolo per una variegata fauna marina.  Per tutti questi motivi, la pesca rappresenta fin dall'antichità  un settore molto importante in Adriatico, a cui oggi si associa l’attività estrattiva di gas naturale.

 

 

L'ambiente costiero

La costa emiliano – romagnola è costituita prevalentemente da una spiaggia quasi continua, senza promontori nè rientranze accentuate. È una costa bassa e sabbiosa, ampia da pochi metri ad oltre 200, che si estende per circa 130 km, dalla foce del Po di Goro fino alla foce del Torrente Tavollo, tra Cattolica e Gabicce Mare. L'ampiezza di marea è abbastanza contenuta e ciò ha permesso sin dall'antichità la fondazione e lo sviluppo di numerosi centri abitati e di borghi marinareschi.
La parte più settentrionale della costa dell’Emilia-Romagna, (da Goro a Cervia) , ha un assetto tipicamente planiziale, un tempo caratterizzato da spiagge, dune e ambienti retrodunali, oggi profondamente modificato dall’agricoltura e dallo sviluppo turistico e urbanistico.
La parte più meridionale del litorale regionale (da Cesenatico a Cattolica), ha la configurazione tipica di un territorio fortemente antropizzato: lungo la linea di costa si susseguono numerose opere ingegneristiche, quali moli, porti, darsene, alternati a lunghi tratti di litorale attrezzato per la fruizione turistica.
Complessivamente la costa è  un ambiente dinamico dall’equilibrio oggi compromesso: la spiaggia, infatti, è il risultato dell’interazione tra il trasporto di sabbia da parte dei fiumi e l’azione del moto ondoso e delle correnti marine che ridistribuiscono il sedimento lungo il litorale. A questo già delicato equilibrio naturale si è sovrapposto l’intervento dell’uomo, che ha fortemente accentuato la vulnerabilità della costa emiliano-romagnola che è attualmente soggetta ad estesi processi erosivi.

 

 

L'ambiente vallivo

A nord, alle spalle del sistema litoraneo si trovano,vasti territori occupati in parte da aree umide di elevata rilevanza naturalistica. Si tratta di ambienti di transizione di acqua salmastra, originata dal mescolamento tra le acque costiere e le acque dolci dei fiumi. Sono paesaggi estremamente eterogenei dal punto di vista ambientale e biologico, di origine sia naturale che artificiale: possiamo infatti incontrare laghi salmastri, sacche, lagune vive, foci fluviali, saline, canali, vasche di colmata, boschi allagati e altro ancora. L’equilibrio idrogeologico dell’area è fortemente influenzato dalle attività antropiche. Ad oggi, tutte le zone umide della regione sono soggette a regimi idrici artificiali, finalizzati a diversi scopi, quali l’agricoltura, l’acquacoltura, la pesca, le attività industriali e il turismo.
Nelle aree umide lo scambio continuo e periodico delle acque marine con quelle dolci interne  fa sì che i parametri chimico-fisici dell’acqua - salinità, temperatura, ossigeno, pH - subiscano importanti variazioni giornaliere e stagionali, in parte regolate dall’uomo.
Un territorio così vario, unitamente all'ampia variabilità dei parametri chimico-fisici, favoriscono una presenza biologica molto articolata con una notevole biodiversità, importante sia da un punto di vista numerico, sia da un punto di vista di qualità e rarità e la cui tutela è riconosciuta come priorità a livello internazionale.

 

1.1 Il Mare Adriatico

Il mare Adriatico, il cui nome deriva dalla città veneta di Adria (RO), si estende lungo la direttiva nord ovest-sudest per circa 800 Km; la sua larghezza media non supera i 150 Km per una superficie totale di circa 139.000 Km2. È un bacino semichiuso, in comunicazione con il resto del Mediterraneo a sud in corrispondenza del canale di Otranto, che segna il confine tra Adriatico e Ionio.
I venti dominanti in Adriatico sono la bora, un vento di discesa, violento, freddo e persistente e lo scirocco, un vento caldo, proveniente dal deserto, apportatore di polvere, sabbia e  microelementi preziosi per l'intero bacino del Mediterraneo e per la sua produzione primaria (fitoplancton).

Convenzionalmente, il bacino Adriatico è suddiviso in tre settori:

  • Il settore settentrionale, o alto Adriatico, che comincia idealmente dalle coste veneto-friulane, per terminare all'altezza della direttrice Zara-Ancona.
  • Il settore centrale, che si spinge sino al promontorio del Gargano.
  • Il settore meridionale, che arriva sino allo stretto di Otranto.

I tre settori si differenziano, oltre che per l'ampiezza, anche per la batimetria: l’alto Adriatico, il settore di nostro interesse, è poco profondo e presenta fondali sabbiosi e poco inclinati che non superano i 75 metri di profondità. Anche se spesso definito “amico” per la limitatezza dello spazio marittimo, l’Adriatico è senza dubbio un mare “complesso” dal punto di vista ecologico, geologico e chimico-fisico: le sue peculiarità hanno profondamente influenzato la fauna e la flora ivi presente, nonché le popolazioni che vivono lungo le sue coste.

 

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