5.2 Le Specie aliene

Le specie aliene o alloctone costituiscono uno dei più potenti meccanismi di alterazione delle comunità e degli ecosistemi marini e un problema in continuo aumento in Adriatico. La migrazione di specie alloctone avviene da sempre nel nostro pianeta, ma ultimamente sta aumentando sia nella frequenza che nel numero di specie coinvolte. Questo è dovuto in parte ai cambiamenti climatici globali che inducono le specie a muoversi e a cambiare habitat, ma anche alle attività e traffici commerciali dell'uomo, in particolare i trasporti marittimi e  l’acquacoltura. Le nostre coste proliferano di alghe e animali provenienti da oceani lontani, immessi nei nostri mari dalle acque di zavorra delle navi, dagli acquari privati o dagli impianti di acquacoltura che importano molluschi asiatici destinati all'allevamento e al consumo. Nel caso dei trasporti marittimi gli organismi, anche in forma di uova, larve o spore, sfruttano le navi attaccandosi alle chiglie o imbarcandosi nelle acque di zavorra e sono in grado di sopravvivere per settimane prima di essere scaricati nel porto di destinazione.

Alcune specie aliene più comuni dell’Adriatico:

  • rapana (Rapana venosa)
  • scafarca (Anadara inaequivalvis)
  • granchio blu (Callinecetes sapidus)
  • vongola verace filippina (Ruditapes philippinarum)

Una specie aliena che si inserisce in un nuovo habitat può essere non adatta o non in grado di adattarsi e quindi estinguersi nel nuovo areale o mantenere livelli di popolazione molto bassi, magari solo per un breve periodo di tempo. Esistono molti casi in cui, però, una specie aliena riesce ad adattarsi e a sopravvivere in un habitat nuovo e differente da quello in cui essa si è evoluta e in cui normalmente vive. In questi casi la specie può prosperare nel nuovo ambiente, riproducendosi anche in grandi numeri e per lunghi periodi di tempo.In molti casi, una specie aliena che si adatta a un nuovo habitat ne altera l'equilibrio, ad esempio entrando in competizione con una o più specie autoctone. In alcuni casi, la specie alloctona prende il sopravvento su una o più specie originarie, portando le popolazioni autoctone persino all'estinzione. Uno dei frequenti motivi del vantaggio delle specie aliene su quelle autoctone è l'assenza di predatori e parassiti specifici che possano frenare la crescita di queste popolazioni. Ad oggi sono migliaia, le specie aliene introdotte pressoché in tutti gli ambienti del mondo, spesso con risultati di considerevole impatto ambientale ed economico. In Europa si stima che siano state introdotte oltre 13000 specie aliene, e che oltre 1300 di queste causino impatti negativi sull'ambiente.

 

2.5 Gli Echinodermi

Gli echinodermi sono una classe di invertebrati caratterizzata dalla presenza di uno scheletro formato da placche calcaree spinose. Il nome echinoderma, infatti, significa “pelle spinosa”. Le spine servono anche come mezzo di difesa per questi animali. Gli echinodermi sono dotati di un sistema acquifero con una serie di canali per la circolazione dell’acqua. Questo sistema ha una triplice funzione: ambulatoria, respiratoria e nutritiva. La dieta di questi invertebrati è molto varia, sono dei predatori e vanno a caccia delle loro prede che possono essere piccoli molluschi e pesciolini. Si nutrono anche delle particelle organiche disciolte nell’acqua e di alcune alghe. Esistono  cinque specie di Echinodermi:

  • astoridei: appartengono le stelle di mare caratterizzate dal corpo piatto da cui partono cinque braccia e con la bocca rivolta verso il basso. Le stelle di mare sono capaci di rigenerare le parti asportate o amputate del loro corpo;
  • crinoidei: appartengono i gigli di mare che sono caratterizzati da forme e colori vivaci,vivono attaccati alle rocce e hanno il corpo a forma di calice;
  • echinoidei: sono i ricci di mare caratterizzati dalla presenza di aculei su tutto il corpo contenenti veleno che possono creare gonfiore, bruciore e arrossamento alla pelle;
  • ofiuridei: sono le stelle serpentine, caratterizzata dalla stessa struttura delle stelle marine ma con braccia molto sottili e fragili;
  • oloturoidei: sono detti anche cetrioli di mare. Hanno il corpo cilindrico e la bocca è circondata da una corona di tentacoli;

Gli echinodermi sono prettamente marini, vivono a seconda delle specie nei fondali sabbiosi, fangosi o rocciosi e lungo le coste.

 

2.4 I Crostacei

crostacei comprendono esemplari molto noti come gamberi, scampi, aragoste e granchi e altri ugualmente diffusi ma meno conosciuti come paguri, copepodi, cladoceri, cirripedi, anfipodi e isopodi.
Sono tutti acquatici ad eccezione di alcuni granchi e isopodi. Gli isopodi terrestri  infatti gli isopodi terrestri sono piccoli crostacei di terra dal corpo appiattito, prediligono le zone agricole, e spesso vengono definiti impropriamente “scarafaggi”. Gli isopodi , che hanno la caratteristica di appallottolarsi quando avvertono uno stato di pericolo, si osservano spesso anche sulle spiagge italiane. I cirripedi sono i così detti “denti di cane” che si trovano fastidiosamente attaccati alle conchiglie delle cozze. Si contano circa un migliaio di specie e sono tra i pochi crostacei sessili, cioè che non presentano alcuna mobilità, infatti tutti gli altri crostacei hanno apposite zampe (piccole appendici) per la locomozione.

I crostacei appartengono al phylum degli Arthropoda, il gruppo più vasto del Regno Animale, si differenziano da tutti gli altri Artropodi per la presenza di due paia di antenne (antennule ed antenne), ma presentano altri  caratteri distintivi:

  • la suddivisione del corpo in tre segmenti: capo, torace e addome (spesso i primi due sono fusi assieme a formare un cefalotorace);
  • la presenza, in tutti generi, di un’appendice terminale detta telson;
  • la presenza, nella maggior parte dei generi, di un carapace che copre, completamente o solo in parte, il corpo. Esso, a forma di scudo, si origina nel bordo posteriore del capo e si estende sul tronco avvolgendolo e saldandosi ad esso;

Sul capo, molte specie, tra cui gamberi, aragoste e astici, portano una sorta di antenne, un piccolo occhio composto, due mascelle e una mandibola. Le appendici anteriori hanno funzioni ambulatorie, mentre quelle che si trovano nella zona dell’addome sono adatte al nuoto, eccetto le due terminali, che nelle femmine sono associate alla “coda” e costituiscono il ventaglio codale, una struttura che serve ad accudire le uova e a conservarle fino alla schiusa. Nei maschi il ventaglio codale funge da “pinna” per rendere il nuoto più rapido e meno faticoso.
I crostacei sono rivestiti da una resistente cuticola, una sorta di ''crosta'' da cui il nome. Da un punto di vista chimico la cuticola è formata da chitina (un polisaccaride complesso), da lipidi e proteine. Tale struttura si calcifica a seguito dell'assorbimento di sali di calcio e magnesio. Se dal punto di vista della difesa tale condizione presenta vantaggi, la stessa corazza diventa un impedimento alla crescita ponderale del crostaceo che deve ricorrere a periodiche "mute". La vecchia cuticola viene abbandonata e sostituita da una nuova che rimane elastica per un certo periodo consentendo in tal modo al corpo di crescere. Dai gamberi ai paguri tutti respirano tramite branchie, situate nelle camere branchiali all'interno del carapace.

I crostacei hanno una dieta varia , abbinando il comportamento predatorio a quello spazzino. Sono prevalentemente carnivori e si nutrono di bivalvi, policheti e di altre specie di crostacei ma anche di  animali già deceduti o moribondi e di materiale vegetale. L’alimentazione può avvenire anche per filtrazione, ne sono un esempio i cirripedi, che filtrano l’acqua trattenendo e nutrendosi di piccoli elementi planctonici.  Negli isopodi sono osservabili casi di parassitismo, dove un isopode marino si ancora ad un pesce e si nutre succhiandogli fluidi.

 

 

 

 

 

2.3 I Molluschi

I Molluschi costituiscono il secondo phylum del regno animale per numero di specie dopo gli Artropodi. La conchiglia è la loro caratteristica più nota, sebbene non tutti i Molluschi ne possiedano una. Nel gruppo fanno parte animali molto diversi tra loro, dagli organismi vermiformi di pochi millimetri agli immensi calamari giganti, dalle vongole alle chiocciole, occupando sia gli ambienti acquatici che gli ambienti terrestri. Il corpo dei molluschi è molle ed è generalmente composto da capo, piedi e conchiglia; la maggior parte degli organi è contenuta in un sacco di visceri che accoglie l’apparato digerente, escretore, circolatorio e riproduttore.
I Molluschi si distinguono in tre grandi classi principali:

  • Bivalvi
  • Gasteropodi
  • Cefalopodi

 

 

Bivalvi

La classe dei Bivalvi, o Lamellibranchi, comprende tutti animali acquatici, per lo più marini, dal corpo compresso, simmetrico, senza capo differenziato, racchiuso in una conchiglia divisa in due parti, dette valve. Le valve sono unite da una cerniera e mosse grazie a muscoli adduttori che consentono al mollusco di aprire e chiudere le due valve o, in caso di pericolo, di tenerle serrate. Alcuni bivalvi riescono a spostarsi semplicemente aprendo e chiudendo molto velocemente le due parti della conchiglia. Le specie che vivono sotto la sabbia sono dotate di un piede che serve per scavare. I bivalvi sono animali filtratori e il loro sistema nervoso è molto semplificato. Si nutrono e respirano grazie alla cavità del mantello, ovvero, lo spazio che si forma tra il corpo dell’animale e le valve. Le particelle alimentari sono filtrate attraverso le branchie che riescono a trattenere le sostanze organiche presenti in sospensione nell’acqua. L’habitat naturale dei bivalvi è dato da fondali sabbiosi o fangosi. Alcune specie però si fissano a oggetti sommersi o a scogli tramite il bisso. Un caso a parte è l’ostrica la cui valva inferiore si cementa ad uno scoglio dove poi trascorrerà tutta la sua vita.

Tra le specie di bivalvi che più comunemente sono allevati e raccolti nelle acque dell’Emilia-Romagna troviamo:

  • cozza (Mytilus galloprovincialisi) o mitilo, allevata sia nelle aree lagunari che in mare aperto, pescata presso le piattaforme per l’estrazione metanifera;
  • ostrica piatta (Ostrea edulis), oggetto sia di pesca che di allevamento;
  • lupino (Chamelea gallina), o poveraccia, di piccole dimensioni e pescata fino a una profondità di 15 metri;
  • vongola verace (Ruditapes philippinarum), allevata principalmente nella Sacca di Goro;
  • scrigno di Venere (Scapharca spp), pescato tra gli 8 e i 15 metri di profondità

 

 

Gasteropodi

I Gasteropodi sono molluschi dotati di conchiglia singola, e comprendono organismi sia marini che terrestri  (chiocciole e lumache). Il nome deriva dal greco e significa letteralmente animali che strisciano sullo stomaco, poiché inizialmente si riteneva che questi molluschi camminassero muovendosi sullo stomaco, in seguito si sarebbe accertato come in realtà la parte che fuoriusce dalla conchiglia non sia la pancia bensì il piede. Sul capo hanno due antenne con funzioni tattili e visive.
I gasteropodi si dividono in specie marine e specie terrestri. Questi ultimi hanno sviluppato il sacco polmonare che consente loro di respirare.
Le forme dei gusci variano a seconda della specie, le patelle che hanno un guscio conico e liscio, ma la maggior parte delle conchiglie ha  forma elicoidale e l’avvolgimento è quasi sempre in senso orario con apertura a destra. La conchiglia generalmente è lucida e liscia. Le misure possono variare da pochi millimetri fino a superare il mezzo metro di lunghezza.
L’alimentazione cambia da specie a specie. I gasteropodi possono essere vegetariani, detritici, necrofagi e carnivori; per nutrirsi utilizzano la radula, una lingua rivestita da uno strato corneo con numerosi dentini molto robusti e appuntiti. Questi molluschi si sono adattati ad habitat diversi. Vivono sia nelle zone vicino alle coste sia a grandi profondità. Ci sono gasteropodi d’acqua dolce e altri che vivono nell’acqua salata. Le lumache terrestri ricercano aree caratterizzate da un alto tasso di umidità e sono presenti anche a grandi altitudini. Le chiocciole occupano tutti gli habitat possibili, dalle pozzanghere ai laghi, dai boschi ai pascoli, fino agli acquitrini e alle scogliere.

Le specie che più comunemente vengono pescate nei fondali della costa dell’Emilia-Romagna sono:

  • lumachino di mare (Nassarius mutabilis);
  • garagolo (Aporrhais spp), comunemente conosciuto con il nome di piede di pellicano, per la curiosa forma della sua conchiglia;

 

 

Cefalopodi

La classe Cefalopodi, il cui nome deriva dal fatto che il piede, organo locomotore, sia unito alla testa dell'animale,include seppie, polpi,calamari e nautili. Si tratta dei più complessi esemplari tra i molluschi, se non addirittura dell'intera categoria degli invertebrati.  I cefalopodi sono predatori e devono il loro successo evolutivo sia alla velocità con cui si muovono, sia ai tentacoli, veri e propri strumenti per la manipolazione. I tentacoli si trovano nella porzione anteriore del corpo e sono usati, oltre che per catturare le prede, anche per aderire al substrato, per la riproduzione e per il movimento.
Una caratteristica generale di tutti i cefalopodi è il mantello che, con una spessa muscolatura,avvolge tutto il corpo, lasciando fuori solo il capo con gli occhi e i tentacoli con le “braccia". Una seconda caratteristica di altrettanta importanza è la presenza di una conchiglia interna. Molto famosa è quella di seppia,il così detto “osso di seppia” spesso usato come nutrimento per gli uccelli in gabbia a causa del suo alto contenuto di calcio.

La principale specie appartenente alla classe dei Cefalopodi che viene pescata nelle acque della costa dell’Emilia-Romagna è la seppia (Sepia officinalis).

 

2.2 I Pesci

I Pesci sono un gruppo eterogeneo di organismi che, con oltre 32.000 specie, comprende quasi il 50% di tutti i vertebrati (muniti di colonna vertebrale) e ha colonizzato pressochè qualsiasi mare, oceano, fiume o lago del pianeta con forme, colori e dimensioni diverse tra loro. Caratteristica comune a tutti i pesci è la presenza di pinne per la locomozione, distinte in impari (pinne pettorali, caudali e anali) e pari (pinne pettorali e ventrali).
I pesci sono animali ectotermi, o a sangue freddo, per cui la loro temperatura corporea è la stessa dell’acqua in cui vivono. In base al tipo di scheletro sono classificati in:

  • Agnati, ossia privi di mandibole e mascelle, come le lamprede; sono i più antichi vertebrati esistenti.
  • Pesci cartilaginei o Selaci come squali, razze e chimere.
  • Pesci ossei, il gruppo più grande.

I pesci respirano mediante le branchie,  piccole lamine sfrangiate di color rosso, situate ai lati della testa, che assorbono dall'acqua l'ossigeno disciolto ed eliminano anidride carbonica.
La maggior parte dei pesci è carnivora, ma ci sono numerose specie erbivore, che si nutrono di alghe, e pesci filtratori.
Nei pesci la bocca si è evoluta in funzione dello stile di vita e dell'habitat colonizzato.
Solitamente si tende a classificare i diversi tipi di bocca in base alla direzione che essa assume:

  • i pesci che vivono a mezza altezza hanno la bocca parallela al corpo (figura a);
  • i pesci che vivono in superficie hanno bocca rivolta verso l'alto (figura b);
  • i pesci di fondo hanno la bocca orientata verso il basso (figura c);

 

 

Denti

La dentatura dei pesci varia da specie a specie. I denti possono essere assenti oppure abbondanti e diversi per forma e disposizione. Possono essere presenti su entrambe le mascelle (denti mascellari e premascellari), sul vomere (vomerini), sul palato (palatini), sulle ossa della faringe (faringei). La forma in genere è conica; nelle specie cacciatrici i denti sono caniniformi, cioè appuntiti, spesso seghettati e adatti ad afferrare le prede e strapparne parti di tessuti. In alcune specie, come le cernie, i denti sono aghiformi e rivolti all'indietro. Le specie che si nutrono di alghe  presentano denti incisiviformi, appiattiti ed adatti a raschiare e a strappare alghe e altri organismi che vivono adesi ai fondali. Alcuni pesci, come i saraghi (Diplodus sp.) possiedono anche denti molariformi, utilizzati per schiacciare i gusci di molluschi e crostacei. Nei Selaci i denti, triangolari e seghettati lateralmente, sono disposti su più file; i denti della fila anteriore, gli unici funzionanti, vanno incontro periodicamente a lesioni e cadono; i denti delle file posteriori hanno il compito di sostituirli.

 

Pinne

Gli organi di locomozione dei pesci sono le pinne, strutture formate da raggi ossei (negli osteitti) o cartilaginei (nei selaci), collegati fra loro da una membrana di pelle. Negli osteitti, o pesci ossei, i raggi possono essere spinosi oppure molli;il loro numero ha valore sistematico, risulta utile per l'identificazione dei pesci.
Le pinne si distinguono in:

  • impari (1 o più dorsali, 1 caudale, 1-2 anali)
  • pari (pettorali e ventrali)

Le pinne dorsali possono variare in numero da 1 a 3 e a volte possono fondersi con l'anale e la caudale, formando un'unica grande pinna. La pinna caudale è responsabile della principale spinta propulsiva del pesce, è disposta verticalmente rispetto al piano del pesce e si muove da destra verso sinistra e viceversa. Questa caratteristica permette di distinguere a prima vista i pesci dai  cetacei, mammiferi acquatici in cui la pinna caudale è disposta orizzontalmente e si muove dal basso verso l'alto.

 

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Pinne particolari

Oltre alle normali pinne, alcune famiglie (Salmonidae, Characidae, ecc) presentano un'ulteriore pinna dopo quella dorsale, che prende il nome di pinna adiposa in quanto composta soltanto da un lembo di tessuto adiposo. Le sue dimensioni variano a seconda delle specie e sembra abbia il compito di aumentare la stabilità durante gli spostamenti orizzontali. Altre specie presentano il primo raggio (o primi raggi) delle pinne dorsali e pettorali a forma di  spina o addirittura un aculeo cavo collegato a dotto velenifero (Scorpaenidae), utilizzato a scopo difensivo ma anche in delicati momenti riproduttivi.

Scaglie e pelle

Come tutti i vertebrati, anche nei pesci il tegumento risulta composto da sue strati:l’epidermide, formata da uno o più strati di cellule superficiali, e il derma, formato da fibre e cellule connettivali e situato nella parte più interna del tegumento.  La maggioranza dei pesci ossei è ricoperta da scaglie: formate da materiale osseo, sono posizionate sopra l'epidermide e incastrate una con l’altra come tegole di un tetto. La loro funzione è quella di coprire il corpo del pesce rendendolo liscio e idrodinamico; in questo sono aiutate da un muco secreto dal derma e fatto fluire fino all’epidermide e quindi alle scaglie: una sorta di ‘’pelle invisibile’’  e vischiosa che aiuta il pesce a scivolare nell’acqua.
Le scaglie si dividono in:

  • ctenoidi- hanno bordi muniti di minuscoli dentini;
  • cicloidi- sono circolari, con bordi arrotondati e sovrapposte in modo da mostrare solo il 20% della loro intera superficie. Presentano inoltre anelli di accrescimento come i tronchi degli alberi, attraverso cui è possibile risalire all'età dei pesci;
  • ganoidi- la scaglia è quasi interamente esposta alla superficie dell'acqua poiché di forma romboidale; sono inoltre molto lucenti perché ricoperte di ganoina, una sostanza che rende simili a vetro le scaglie;
  • placoidi- presenti solo sui Selaci (squali, razze ecc...).
  • cosmoidi- particolare tipo di scaglia tipico dei Crossopterigi, soprattutto dei Celacantidi, ma presenti anche nei Dipnoi;

Non tutti i pesci hanno le scaglie: alcune specie, soprattutto quelle che vivono sui fondali, presentano piuttosto delle piastre ossee o estremamente cheratinizzate, tanto da essere chiamati anche "pesci corazzati", mentre altre hanno solo pelle nuda ispessita. In alcuni casi particolari, addirittura l'intero corpo può essere ricoperto di vere e proprie placche ossee, come in certi "pesci scatola", o di scaglie evolute in spine, come nei pesci palla o istrici.

 

 

2.1 La biodiversità

Il Mar Adriatico che bagna la costa dell’Emilia-Romagna è una porzione  biologicamente viva e attivissima. La biodiversità che lo contraddistingue, rispetto ad altre aree marine di tutto il mondo, è dovuta ai bassi fondali sabbiosi e ai fiumi che vi sfociano che portano limo e un’infinità di sostanze nutritive ideali per gli organismi marini che qui trovano un habitat riproduttivo ottimale.
In Alto Adriatico, negli ultimi cinquanta anni, al tipico ambiente con fondale sabbioso, si è sovrapposta una variabile del tutto artificiale rappresentata dalle barriere frangionda, opere portuali e piattaforme di estrazione metanifera, che sono state colonizzate da specie tipiche degli ambienti rocciosi, originariamente non presenti in quest’area.
L’alto Adriatico è un paradiso di biodiversità e uno dei mari più pescosi al mondo: ospita il 49% di tutte le specie del Mediterraneo e produce il 50% della pesca italiana. Nelle sue acque si ritrova la straordinaria presenza di organismi di ogni genere: non solo sogliole, triglie, naselli, canocchie, seppie, mitili e mille altri pesci, ma lasciando la riva è frequente imbattersi in tonni, delfini, tartarughe e pesci luna, grandi animali che popolano le vivissime acque adriatiche.
Scopriamo insieme le risorse del nostro mare.

 

1.3 Le aree protette

Il Parco Delta del Po - Emilia Romagna

Il Parco del Delta del Po dell’Emilia-Romagna è stato istituito nel 1988 con apposita Legge Regionale (L.R. 27/88) e fa parte del sistema delle aree protette dell'Emilia-Romagna. Il Parco racchiude al proprio interno la più vasta estensione italiana di zone umide protette, con una superficie di 54.000 ettari. Nel territorio sono presenti 11 Zone Umide di Importanza Internazionale (Convenzione di Ramsar, Iran 1971), 18 Siti di Interesse Comunitario (SIC) e 17 Zone di Protezione Speciale (ZPS) per la conservazione degli uccelli, nonché importantissime e stupende testimonianze di arte e cultura.
Il Parco è articolato in sei "Stazioni" che si sviluppano intorno alla porzione meridionale del Delta del Po, lungo la costa ferrarese e ravennate e nei pressi di Argenta:

  • Volano – Mesola – Goro
  • Centro Storico di Comacchio
  • Valli di Comacchio
  • Pineta San Vitale e Pialasse di Ravenna
  • Pineta di Classe e Saline di Cervia
  • Campotto di Argenta

Per tutte le stazioni il denominatore comune è l’acqua, che a vari gradi di salinità, ha determinato l’origine di splendidi ambienti naturali. E accanto all’acqua si sono sviluppate nei secoli tutte le attività dell’uomo legate alla pesca, alla maricoltura, all’agricoltura, alla tradizione, alla cultura e all’arte.
Dal punto di vista naturalistico, l’elevata diversità degli habitat determina un’ampia varietà di associazioni floristiche e un elevato numero di specie. Rilevante è la straordinaria presenza di uccelli, con oltre 300 specie fra nidificanti, svernanti o di passaggio, tale da rendere il Parco la più importante area ornitologica italiana e una delle più rilevanti d’Europa.
Nelle acque dolci, salmastre e salate si contano oltre 50 specie di pesci, di cui l’emblema è certamente l’anguilla (Anguilla anguilla).

 

 

Relitto della piattaforma Paguro

Sul fondale marino, a circa 20 km dalla costa di Ravenna, giace il relitto della Piattaforma Paguro, costruita nel 1962-63.
Il relitto della piattaforma Paguro è ciò che resta di una piattaforma di estrazione del metano affondata il 29 settembre del 1965, a largo della costa di Ravenna, a seguito di una violenta esplosione. Le strutture della piattaforma, collassate sul fondo marino, sono diventate un substrato adatto all'insediamento di diversi organismi, dando origine ad un importante aumento della flora e della fauna marina tale da definire il Paguro un “reef” dell’Adriatico. Fra i suoi resti vivono molti invertebrati mobili come Echinodermi e Ofiuroidi (stelle marine). I pesci presenti sono quelli tipici dei fondali rocciosi, difficilmente riscontrabili in altre parti dell'Adriatico nord-occidentale: corvine, occhiate, mormore, scorfani neri, spigole e gronghi; e fra i crostacei si segnala l'astice, la cicala di mare e alcune varietà di granchi. Anche sul fondale fangoso, attorno al relitto, vive una ricca fauna bentonica, unica nel suo genere.
Questa sua unicità ha fatto dichiarare nel 1995 il relitto “Zona di Tutela Biologica”. Nel 2010, la ZTB del Paguro diviene anche il primo Sito di Importanza Comunitaria (SIC) marino in Italia, compiendo un importante salto di qualità sotto il profilo della tutela e della valorizzazione del nostro mare.

 

1.2 Gli ambienti

L'ambiente marino

I fondi marini antistanti l’Emilia-Romagna sono sabbioso-fangosi e digradano dolcemente, fino a raggiungere una profondità di 25/30 metri a una distanza di 12 miglia nautiche dalla costa.
Le acque dell’alto Adriatico presentano complesse caratteristiche statiche e dinamiche, spesso non di semplice interpretazione.
Tra queste, la temperatura dell’acqua rappresenta un fattore importante, in grado di condizionare la vita e le reazioni chimiche che avvengono nell’ecosistema. Lungo la fascia costiera dell’Emilia Romagna questo parametro subisce fortissime variazioni facendo registrare  le massime escursioni dell’intero Mediterraneo: durante il periodo invernale la temperatura si abbassa fino a raggiungere valori minimi prossimi a 7 °C; nel periodo estivo i massimi valori di temperatura superficiale possono invece  toccare i 30°C.
I numerosi fiumi alpini e il fiume Po apportano ogni giorno grandi volumi di acqua dolce, sedimenti e composti organici: ciò ha una grande influenza sulla salinità, che risulta minore rispetto ad altre zone, sul pH, sull’ossigeno disciolto, sulla trasparenza  e sul contenuto di clorofilla (indice di livello trofico).
Da tutte queste influenze specifiche deriva la caratteristica eutrofia delle acque costiere: che ospitano una peculiare flora e sono abbondante pascolo per una variegata fauna marina.  Per tutti questi motivi, la pesca rappresenta fin dall'antichità  un settore molto importante in Adriatico, a cui oggi si associa l’attività estrattiva di gas naturale.

 

 

L'ambiente costiero

La costa emiliano – romagnola è costituita prevalentemente da una spiaggia quasi continua, senza promontori nè rientranze accentuate. È una costa bassa e sabbiosa, ampia da pochi metri ad oltre 200, che si estende per circa 130 km, dalla foce del Po di Goro fino alla foce del Torrente Tavollo, tra Cattolica e Gabicce Mare. L'ampiezza di marea è abbastanza contenuta e ciò ha permesso sin dall'antichità la fondazione e lo sviluppo di numerosi centri abitati e di borghi marinareschi.
La parte più settentrionale della costa dell’Emilia-Romagna, (da Goro a Cervia) , ha un assetto tipicamente planiziale, un tempo caratterizzato da spiagge, dune e ambienti retrodunali, oggi profondamente modificato dall’agricoltura e dallo sviluppo turistico e urbanistico.
La parte più meridionale del litorale regionale (da Cesenatico a Cattolica), ha la configurazione tipica di un territorio fortemente antropizzato: lungo la linea di costa si susseguono numerose opere ingegneristiche, quali moli, porti, darsene, alternati a lunghi tratti di litorale attrezzato per la fruizione turistica.
Complessivamente la costa è  un ambiente dinamico dall’equilibrio oggi compromesso: la spiaggia, infatti, è il risultato dell’interazione tra il trasporto di sabbia da parte dei fiumi e l’azione del moto ondoso e delle correnti marine che ridistribuiscono il sedimento lungo il litorale. A questo già delicato equilibrio naturale si è sovrapposto l’intervento dell’uomo, che ha fortemente accentuato la vulnerabilità della costa emiliano-romagnola che è attualmente soggetta ad estesi processi erosivi.

 

 

L'ambiente vallivo

A nord, alle spalle del sistema litoraneo si trovano,vasti territori occupati in parte da aree umide di elevata rilevanza naturalistica. Si tratta di ambienti di transizione di acqua salmastra, originata dal mescolamento tra le acque costiere e le acque dolci dei fiumi. Sono paesaggi estremamente eterogenei dal punto di vista ambientale e biologico, di origine sia naturale che artificiale: possiamo infatti incontrare laghi salmastri, sacche, lagune vive, foci fluviali, saline, canali, vasche di colmata, boschi allagati e altro ancora. L’equilibrio idrogeologico dell’area è fortemente influenzato dalle attività antropiche. Ad oggi, tutte le zone umide della regione sono soggette a regimi idrici artificiali, finalizzati a diversi scopi, quali l’agricoltura, l’acquacoltura, la pesca, le attività industriali e il turismo.
Nelle aree umide lo scambio continuo e periodico delle acque marine con quelle dolci interne  fa sì che i parametri chimico-fisici dell’acqua - salinità, temperatura, ossigeno, pH - subiscano importanti variazioni giornaliere e stagionali, in parte regolate dall’uomo.
Un territorio così vario, unitamente all'ampia variabilità dei parametri chimico-fisici, favoriscono una presenza biologica molto articolata con una notevole biodiversità, importante sia da un punto di vista numerico, sia da un punto di vista di qualità e rarità e la cui tutela è riconosciuta come priorità a livello internazionale.

 

1.1 Il Mare Adriatico

Il mare Adriatico, il cui nome deriva dalla città veneta di Adria (RO), si estende lungo la direttiva nord ovest-sudest per circa 800 Km; la sua larghezza media non supera i 150 Km per una superficie totale di circa 139.000 Km2. È un bacino semichiuso, in comunicazione con il resto del Mediterraneo a sud in corrispondenza del canale di Otranto, che segna il confine tra Adriatico e Ionio.
I venti dominanti in Adriatico sono la bora, un vento di discesa, violento, freddo e persistente e lo scirocco, un vento caldo, proveniente dal deserto, apportatore di polvere, sabbia e  microelementi preziosi per l'intero bacino del Mediterraneo e per la sua produzione primaria (fitoplancton).

Convenzionalmente, il bacino Adriatico è suddiviso in tre settori:

  • Il settore settentrionale, o alto Adriatico, che comincia idealmente dalle coste veneto-friulane, per terminare all'altezza della direttrice Zara-Ancona.
  • Il settore centrale, che si spinge sino al promontorio del Gargano.
  • Il settore meridionale, che arriva sino allo stretto di Otranto.

I tre settori si differenziano, oltre che per l'ampiezza, anche per la batimetria: l’alto Adriatico, il settore di nostro interesse, è poco profondo e presenta fondali sabbiosi e poco inclinati che non superano i 75 metri di profondità. Anche se spesso definito “amico” per la limitatezza dello spazio marittimo, l’Adriatico è senza dubbio un mare “complesso” dal punto di vista ecologico, geologico e chimico-fisico: le sue peculiarità hanno profondamente influenzato la fauna e la flora ivi presente, nonché le popolazioni che vivono lungo le sue coste.

 

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